Mendini

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Mendinismi.
Nasce una collezione di forme, che per ora sono forme di vasi, ma dopo potrebbero essere anche di altri oggetti. Sovrapposti a queste forme ci sono degli stilemi e dei colori, in una progressione di varianti continua e senza limite. Una teoria di sequenze destinate a non ripetersi mai. Dato l'autore e dati i giochi visivi in questione, connotati in modo preciso, la collezione si chiama MENDINISMI. Ma data la disponibilità di questi giochi ad ampie interpretazioni, anche coloro che realizzeranno questi decori troveranno soddisfazione. Il progetto è chiaro, la tecnica sofisticata, il materiale lucidissimo, il risultato energetico.
Diderot e Rousseau sono vasi ispirati all'epoca illuminista. Hanno forme allungate, diritte, eleganti, un po' neoclassiche.
Hunan e Hubei ricordano le immagini dei più antichi vasi cinesi. Il loro nome deriva da quello di due zone della Cina, ricche di grandi tradizioni artigianali.
Velzna e Pyrgi furono due città etrusche: la forma dei due vasi evoca il magico vasellame di quella grande civiltà un po' sciamanica.
Alessandro Mendini, Aprile 2007

Mendinismi 2008.
La collezione dei vasi iniziata l'anno scorso, procede con nuove decorazioni. Le tre famiglie di forme (illuminista, cinese ed etrusca) si arricchiscono di nuovi elementi, ben riconoscibili, diversi, dai colori brillanti e dai forti contrasti. La teoria infinita di sequenze, la progressione di varianti senza limite, già ipotizzata all'inizio del progetto, dimostra (con questa sua seconda fase) la sua metodologica versatilità.
Alessandro Mendini, Aprile 2008

Collezione Psycho.
Sono dei piatti molto bianchi, anzi candidi. Sono tutti grandi, anzi enormi. Sono superfici gentili lucide e sinuose, delle ampie curve concave, adatte ad accogliere le figure, come adagiate sulla superficie delle onde. Piatti da appendere alla parete, come avveniva nel 1700, oppure da posare sopra a grandi tavoli. Assomigliano a dei quadri oppure a dei contenitori. Sono fatti di fibra di vetro laccata. Le immagini al loro centro sono allegre e ambigue, ed anche un poco allucinate. In questa prima sequenza le figure sono una citazione surrealista: non per niente si chiamano Psycho: guardare degli strani animaletti dagli occhi spalancati, e perdersi in una ipnotica visione. Il nome Psycho è motivato dal riferimento surrealista che ha questa collezione di piatti. Un lontano ricordo, un vago ma importante riferimento. E su questa memoria onirica sono giocati anche i titoli dei tre piatti: Max è il nome di Ernst, il più grande pittore del surrealismo; Sic è una rivista del movimento dadaista; Gala è la moglie di Salvador Dalì, sua magica ispiratrice. Dan sta per Gabriele D'Annunzio, che aveva il mito della velocità.
Alessandro Mendini, Aprile 2008